domenica 29 aprile 2012

Raccontino 5/n (Febbraio 2009)

Lettera a una generazione mista

Ciao Pulce!
Devo scriverti, perché sei ancora troppo piccolo per capire e per ricordare, e queste parole che rimarranno sulla carta potrai rileggerle quando vorrai, se vorrai, anche quando sarai in grado di capirle meglio.
Devo scriverti oggi perché tornato da scuola mi hai detto che ti senti “invaso dagli extracomunitari”…
A volte ripeti delle frasi che senti quasi senza capirne il senso profondo.
Penso di poter fare qualcosa per te, che adesso nessun altro può fare, e che sicuramente farà qualcun altro, ma più tardi, ed io non voglio correre il rischio che sia troppo tardi.
Voglio aiutarti ad attraversare certi confini.
Un sociologo polacco ha detto: «I confini sono tracciati per creare differenze, per distinguere un luogo dal resto dello spazio, un periodo dal resto del tempo, una categoria di creature umane dal resto dell'umanità... Creare delle differenze significa modificare le probabilità: rendere certi eventi più probabili e altri meno, se non addirittura impossibili».
Io sono cresciuta in una famiglia “normale” con mamma e papà vicini, innamorati tra loro, con un livello culturale medio-basso, che non mi hanno fatto mancare nulla, mi hanno fatto studiare quando ho capito che era quello che volevo, non mi hanno ostacolata, e li ringrazio per questo.
Non so tu come voglia diventare, ma io ti voglio offrire una possibilità che a me è stata offerta “da grande”, e questo lo faccio perché rivedo me in te, sei un bambino maturo, e so che puoi diventare una persona ottima, una di quelle che io stimerei, e che sceglierei come amica.
 Lo so che incontrerai un sacco di persone importanti per te, che concorreranno alla formazione delle tue idee,  ma io voglio solo spianare la strada a queste persone… voglio che gli amici che sceglierai per te, che adesso ti sembrano così pochi, e che ti fanno arrabbiare per davvero molto poco, saranno alla tua altezza.
Io consideravo gli animali oggetti, a volte sporchi, altre pericolosi; amavo solo la musica e i film commerciali; pensavo di non avere difetti, e che fossero sempre gli altri a sbagliare; davo molto alle persone che mi interessavano, ma mi sentivo autorizzata a pretendere; non avevo capito, né mi interessava, la differenza tra destra e sinistra, non mi piaceva studiare; il diverso da me mi spaventava; non conoscevo Beethoven, i Beatles, Bach, i Queen, Mozart: la musica è un linguaggio universale, perché è di Dio, un Dio unico, senza confini.
Praticamente niente di diverso di tanti ragazzini della tua età.
Adesso sono tante le cose che devo ancora capire e imparare, ma alcune le ho ben presenti: so da che parte stare, e anche se, come dici tu, non riesco a guardare un telegiornale senza innervosirmi, questo non vuol dire che non sono felice, perennemente insoddisfatta, ma felice: felice di essere cambiata, felice della mia insoddisfazione.
L’autocompiacimento non serve a nulla, e tu farai tutta una serie di sbagli prima di scoprirlo, e ti auguro di “soffrire” un po’, perché gli intelligenti soffrono, ma poi c’è sempre la catarsi.
Ti auguro di viaggiare, di trovare sulla tua strada poche persone, ma buone, ti auguro una Nella, un Lorenzo:  amici che si faranno perdonare tutte le loro marachelle, con i quali non potrai tenere il broncio più di tanto, perché scoprirai che nessuno è perfetto, ma alcuni si approssimano alla perfezione!
Ricordati che i confini sono affascinanti: hotel, aeroporti, stazioni, phone point internazionali: non luoghi dove sani e purificanti flussi di diversità attraversano corpi meccanicamente e fisiologicamente uguali…
Attraversare i confini aiuta ad annullarli, ad averne al proprio attivo talmente tanti da neutralizzare quelli mentali, duri a morire.
L’auspicio, non la minaccia, è una nuova Babele dove mattoncini diversi ma uguali, come quelli del Tetris, si uniscono e, pur mantenendo invariate le proprie caratteristiche, si compattano: nel gioco del Tetris, infatti, il problema si ha quando si creano dei buchi, delle distanze difficili da colmare, causate dalla posizione di chi ha già trovato il suo posto, dalla velocità di chi arriva… sta a noi fare game over o best score!
Nascere in un posto piuttosto che in un altro non dipende da noi, da intelligenza, furbizia e destrezza, nascere in una famiglia, incontrare delle persone: è il caso che decide.
La scelta avviene dopo, la scelta di “lontano da chi”, e di “con chi”… la scelta di abbattere i confini creati dagli altri, la scelta di non vederne, ovunque, a migliaia, di non trincerarsi.
Chi costruisce limiti è la bassa manovalanza che si nasconde dietro nomi, condizioni, varianti cromatiche.
Un personaggio del mio telefilm preferito una volta ha detto: «A un certo punto devi prendere una decisione: i confini non tengono fuori gli altri, servono solo a soffocarti. La vita è un problema e noi siamo fatti così. Quindi puoi sprecare la tua vita a tracciare confini. Oppure puoi decidere di vivere superandoli. Ma ci sono dei confini che è decisamente troppo pericoloso varcare. Però una cosa la so: se sei pronto a correre il rischio, la vita dall'altra parte è spettacolare».
Non pretendo che tu capisca ora, ma promettimi che rileggerai questa lettera quando sarai più grande e che capirai cosa c’è di brutto nella frase che hai detto oggi.

Licia

venerdì 27 aprile 2012

Raccontino 4/n (Marzo 2011)

Co' duci murìri

Elena chiamò Licia come ogni mattina, con il solito tono, e lei con le consuete parole di pietra: «Non siamo a Stars Hollow, la vita non è un telefilm americano, il lieto fine non è sempre lieto, ma almeno si deve arrivare alla fine in modo dignitoso! Co' duci murìri doveva far rima con finìri…».
Licia credeva che Elena avrebbe retto molto meno, pensava che i suoi discorsi avrebbero avuto un peso, ne era sicura. Purtroppo non era andata così: Elena si era spenta gradualmente negli anni, rinunciando a una parte di sé ogni volta più grande.
«Elena, svegliati ti prego, non c’è più niente da sperare, lui era, è e sarà così per sempre, e tu per lui continui a rappresentare la stupida che non riesce a provare odio, che non può fare a meno di lui. Non siete amici, non lo sarete: lui era la tua volontà, le tue parole, e ora che devi tornare ad essere tu la tua volontà ti senti persa, ma puoi riprenderti, se lo vuoi. Le favole d’amore non esistono, i dolcetti la domenica hanno come rovescio della medaglia trombate e risate alle tue spalle come il viaggio a Parigi è stato un contentino grande per una grande puttanata»!
Ma Elena è stata sorda e muta per tutta la vita, e così rimase anche quel mattino al telefono; è cresciuta con lui ed è diventata lui.
Licia si rese conto che non c’era più nulla da fare, che a nulla sarebbero valsi prediche e sermoni, che il baratto stava avendo luogo e lui l’avrebbe fatta franca ancora una volta, una volta per tutte: Barbie e Skipper, Lorelai e Rory, nulla potevano contro questa dipendenza distruttiva travestita da amore, così scrisse altre parole inutili, le ultime:
«Parole inutili queste che ti scrivo, come quelle che ti ho detto negli ultimi mesi. Illusioni che mi sono fatta: che volessi il mio aiuto, che volessi essere "salvata", ma niente di tutto questo corrisponde a verità. Nella tua situazione precedente ci stavi comoda, per questo non hai mai voluto aprire gli occhi, ed invece di confidarti con chi ti poteva scuotere dal torpore hai preferito confidarti con lui, esattamente come ora, che gli dai udienza, ancora, che stai in silenzio di fronte alle sue minchiate aspettando di tornare comoda e sorda come prima, più di prima.
Quando penso a te mi pervade una sensazione di tristezza e di sconfitta che blocca le mie speranze e le mie azioni, perché la mia non è amarezza per ciò che ti è accaduto, ma abbattimento per ciò che sei voluta diventare, e per la certezza dell’epilogo.
Hai avuto una grande possibilità di "riabilitazione" e la stai sprecando.
Ritrovo la tua cecità, la tua sordità, che per anni mi hanno infastidita nei tuoi "non lo so", "vediamo". Era già triste che il destino decidesse per te, ma sarà ancora più tremendo se tu sceglierai quel destino! Sei mia amica, non posso smettere di amarti, per fortuna e mio malgrado, ma non posso compiacerti e stimarti a prescindere dalle tue aberranti scelte. L.».
E Licia scelse il silenzio. E Elena scelse lui: l’uomo della sua vita (e le sue future amanti che non si darà nemmeno la pena di nascondere), il padre di suo figlio, il ricco imprenditore ignorante, la bella casa, il macchinone, pur sapendo che sarebbe rimasta più sola di prima. Scelse l’uomo che non paga le tasse e preferisce evaderle, e chi le paga «povero fesso»! Scelse l’uomo più furbo, che si sente bello e bono, e sotto gli occhiali da sole firmati guarda le femmine, che lo riguardano, mentre passeggia col suo bolide. Scelse di essere ancora una volta la concubina fiduciosa che non fa domande e si esprime con parole sue (di lui). Scelse l’uomo che non fa la raccolta differenziata perché è una perdita di tempo, e non mette a regola gli albanesi che lavorano per lui perché «hanno un lavoro, che vogliono di più»? Scelse un uomo che lavora, e che non viene sfiorato dal problema del precariato «chi gliel’ha comandato di laurearsi? Tutti questi insegnanti a che servono»? Lui ne aveva avuto uno, «pure troppo»!

Rinunci alla tua intelligenza?
Rinuncio.
Rinunci alla tua dignità?
Rinuncio.
Rinunci alla tua libertà?
Rinuncio.
Rinunci all’altrui stima?
Rinuncio.
Rinunci a chi ti vuole bene?
Rinuncio.
Credi che lui possa cambiare?
Credo.
Credi che il gioco valga la candela?
Credo.
Credi che i nostri giudizi siano esagerati?
Credo.
Credi che sarai felice?
Credo.
Credi di non poter fare a meno di lui e di poter fare a meno di tutti gli altri?
Credo.

E questo novello e scellerato battesimo le allontanò una volta per tutte, e le telefonate piatte si trasformarono in mutismo, il dolore lasciò il posto alla rassegnazione, la pena lasciò il posto all’insofferenza, e la mestizia all’arroganza.

Amen.

giovedì 26 aprile 2012

Rĕcensĕo, rĕcenses, recensui, recensum, rĕcensēre (Maggio 2011)


Cotto e guardato!  “Giovani ceramisti” in mostra

La “creta”, dal greco kéramos, è il materiale che ha dato vita a una tecnica primeva, e al tempo stesso sempre attuale, che in Sicilia, intrecciata com’è alle infinite dominazioni, ha radici lontanissime e meticcie sfociate oggi a Caltagirone in opere post-moderne.
Le Sale del MACC e il Museo della Ceramica Contemporanea, ospiteranno fino al 26 giugno, “Giovani ceramisti/Giovane ceramica”, la rassegna di ceramica caltagironese under 40 a cura di Domenico Amoroso.
Caltagirone, da sempre fucina di manualità pregevoli, in questa mostra affronta il tema della contemporaneità, troppo spesso schiacciata dall’immagine preponderante della prestigiosa tradizione ceramica.
Tiziana Alberghina, Andrea Branciforti, Emiliano Branciforti, Irene Cabibbo, Mirko Cammarata, Raffaele Giusino, Emiliano Grimaldi, Vincenza Gulino, Valeria La Spina, Emanuele Margarone, Siana e Veronica Militello, Nicolò Morales, Antonino, Luigi e Marilena Navanzino, Alessandro Nicastro, Beatrice Nicoletti, Daniele Patrì, Cristina Persico, Sara Poverello, Salvo Sfragano e Giacomo A. Varsallona, adesso possono aprire il loro personale, fantasioso, creativo bagaglio-vaso di Pandora, e sperimentare, finalmente.
La materia ceramica, duttile per eccellenza, nel laboratorio è manufatto e nel museo è oggetto di design, pezzo unico, piccola serie; anche, ma non sempre, con gli stilemi che hanno fatto scuola, ridotti ora all’essenza della forma e quindi divenuti altro, contemporaneo, “sensuale” come la terra, il fuoco, la giovinezza. 
Fiamme ai forni: la “giovane ceramica” è servita!

mercoledì 25 aprile 2012


[...]

Mi porterai lassù in montagna,
o bella, ciao! bella, ciao! bella, ciao, ciao, ciao!
E seppellire lassù in montagna
sotto l'ombra di un bel fior.


Tutte le genti che passeranno
o bella, ciao! bella, ciao! bella, ciao, ciao, ciao!
Tutte le genti che passeranno
Ti diranno «Che bel fior!»


«È questo il fiore del partigiano»,
o bella, ciao! bella, ciao! bella, ciao, ciao, ciao!
«È questo il fiore del partigiano
morto per la libertà!»

martedì 24 aprile 2012

February 2012

"America": you see it in movies, you dream it, and then one day you are inside.
After a long long journey you stroll on its streets, and between its buildings, on mirrors, in front of schools you can see and immortal its banner waved by the North wind. You take a walk with your nose upward, do your entry into the best music school in the United States and prepare yourself for the audition; you prepare to do your best to have the opportunity to study at the X School of Music; you pool your strength and your hopes, you put your hands on keyboard and your life in God's hands.


L.G.C.

sabato 21 aprile 2012

L’eccesso di educazione genera mostri ovvero padroni in casa "nostri"



Non so se mi piacciono meno gli ospiti maleducati o quelli che non vogliono disturbare: sembra un paradosso, ma io li porrei pari merito sul podio dell’antipatia!
Tutti sappiamo quanto odiosa possa essere certa gente che, senza provare per te particolare trasporto, prima fa l’amica per farsi ospitare e piomba a casa tua “besando el santo”, e poi la usa come fosse un hotel, senza aver voglia di condividere con te altro che il tetto (il che sarebbe ottimo se stessimo partecipando al programma CouchSurfing), ma io non sono sicura di preferire a questi quegli amici che tu reputi tali, ma che per non disturbarti, addirittura... NON VENGONO.
Ma come? Tu ti metti a completa disposizione, hai piacere di passare un po’ del tuo tempo con loro, organizzi menu e rimpatriate, dici “mi casa es tu casa”, e loro, per non disturbarti si prendono un B&B, fanno i discreti, e ti iniettano sottopelle un messaggio subliminale: “quando passi dalle mie parti, se non vieni a trovarmi, non mi offendo”!
Ospiti ne ho avuti di tutti i colori: conoscenti artisti, conoscenti meno artisti, amici stretti, amici larghi, colleghi, “pigiama party girl” come la mia amica veneta che in questi giorni mi scrive:

[…] la fine del "povero" umberto.. chissà le risate che vi fate.. io me le faccio, ma poi penso che c'è poco da ridere e solo molto da vergognarsi e tornare in padania e sentir le persone che giustificano sti coglioni dicendo "avranno avuto bisogno di questi soldi.. alla fine li ha presi gente dei nostri, non è rubare! con tutti i soldi che ci rubano gli extracomunitari.." o "è roma che li ha traviati.." non aiuta a non vergognarsi, ecco […]
(non c'entra col post, ma mi piaceva riportare un'impressione "interna" sulla questione "Cu futti futti, Diu pirduna a tutti, tanto ormai ne è passata di acqua del Po sotto le pontide", e di conseguenza ho adattato anche il titolo)

parenti molto prossimi come Alda, che al telefono mi dice:

Ju nun haiu studiatu ma ‘i cosi ‘i capisciu.
m’haiu istruitu ormai: cc’a televisioni…
megghia di ‘na scola! 
Infatti, se turnassi nn'arrieri, i libbra t'i brusciassi!
Ti facissi vidiri a via... ccà, "fai i surbizzeda" ti dicissi.
[...]
E appuoi ju mi capisciu ca sugnu ‘na pirsuna troppu sensibili,
mi ricanusciu ca nun sugnu una dura di temperatura.
[...]
Aviemmu sempri cchi diri: ‘na vota u’ femori,’ na vota l’ugna ‘ncarnata, ‘na vota ‘i coronari… l’autra sira mi sunnaiu ca mi facìa mali u’ piettu, ma nun sugnu sicura ca mi stava sunnannu, forsi era ppi daveru: ppi ssì e ppi nno m’haiu fattu scriviri ‘na prova di sfuorzu!
(ZIP IT! oppure CALLATE! a piacere)

… e altri ancora ne arriveranno…
Ospiti venite a me: pro-ospite tutta la vita, a patto che usiate l’educazione con parsimonia!

giovedì 19 aprile 2012

Foto d'epoca a colori


È  curioso.
Una ragazza un po’ svampita, che per la fretta e l’incuranza ha abbinato cinque gradazioni differenti di rosso, che ha le scarpe da ginnastica sfibrate perché ultimamente le ha utilizzate troppo (ma non per fare ginnastica) dalle quali si intuisce un calzino giallo, va all’ultima lezione di latino: a suo tempo è stata la sua prima scelta formativa autonoma e costruttiva ed ora questa lingua squisitamente morta - come il cadavere dei surrealisti - è tornata, e ha fatto tornare lei in mezzo a “giovincelli” che con lei hanno in comune solo l’acne, e solo in certi giorni.
Nello stesso giorno, la stessa ragazza, che sta meglio coi capelli corti, ma che su di essi non ha alcun potere decisionale, perché questi hanno vita propria, si reca in segreteria dove è pronta la sua pergamena di laurea, gliela danno subito - come se avesse aspettato già troppo - in una grande busta: è decorata con bei colori; così altre tonalità di rosso, simbolico e no, si aggiungono a quelle precedentemente citate.
La stessa ragazza, che ultimamente è diventata più “soffice” perché il suo ragazzo cucina bene (e tra fidanzati, come tra padrone e cane, si finisce per somigliarsi) e perché la birra serale è una quotidiana irrinunciabile consolazione, sempre nello stesso giorno, si reca presso l’ufficio addetto per farsi fare il passaporto, che non le servirà per un viaggio di piacere, ma che spera piacevole possa diventare…
È curioso come al nord in appena qualche ora si possano concludere così tante cose tra segreteria, posta, uffici pubblici, senza prendersi ferie, malattia, permessi non retribuiti, né portarsi il pranzo al sacco e il thermos col caffè.
È curioso come in tutto questo girare, le uniche parole che la ragazza abbia colto distintamente dai discorsi altrui siano state “niente accade per caso”!

mercoledì 18 aprile 2012

Oops this is embarrassing!!!


Mozilla mi dice che è imbarazzante tenere aperte venti schede e ripristinare la sessione precedente ogni mattina. Mozilla, ma sei scemo? Io e il mio computer siamo pieni di cose da fare e buoni propositi (desidiosa occupatio, iners negotium le chiama Seneca nel capitolo XII del De brevitate vitae) ogni santo giorno, ma la sera: “si stanno per chiudere 20 schede, proseguire con la chiusura?”…

SI SI SI!!!

Mozilla, che spesso non rispondi, saranno fatti miei se sono pigra? (me l’ha detto anche N.) Sono talmente pigra che per anni dall’università mi sono collegata a internet tramite un vecchissimo PC in un’angusta stanzetta per non cercare la sala computer che oggi mi è capitata davanti agli occhi, a cinquanta metri dallo sgabuzzino col computer che si “intallea” (per dirla alla Menna/Lavori) ed è piena di PC di ultima generazione.
Mozilla, ringrazia Dio che ti uso! Non sono queste le cose imbarazzanti.
Imbarazzante è chiamare il tecnico della copertura in catrame per il  tetto, che per comodità e rispetto della privacy chiamerò “catrapasimo”, perché sul soffitto si gonfiano bolle di umidità, e vedersi fare un preventivo accettabile, salvo poi sentirsi dare un’informazione aggiuntiva:

ci sarebbe il modo di risparmiare 400 euro: anziché ingaggiare la ditta di smaltimento per il vecchio catrame che toglieremo, ve lo facciamo a pezzi e voi lo andate ad abbandonare in qualche campo.

Grandissima testa di m*****a (per usare una litote), tu queste cose non me le devi dire, non mi devi dare l’opportunità di fare questa scelta solo perché i tuoi colleghi fanno lo stesso e tu devi essere competitivo!
Tu non lo puoi fare perché è molto più facile che al posto mio trovi qualcuno che non si scandalizza o a cui 400 euro fanno comodo (ma non è questo il punto). Tu, quel dottore che mi dice:

la visita viene 300 euro, ma se non le faccio la fattura ne paga 200…

e il padrone di casa che mi dice:

l’affitto è 500 euro, ma se non registriamo il contratto viene 350…

siete la feccia della società , perché create il precedente, perché siete la normalità, perché le tasse che evade l’uno le pago io, e sono sempre io (noi) che respiro la merda che l’altro ha smaltito in modo casereccio.
Queste cose non sono un segreto per nessuno, se non per Pulcinella:

yà yà, amma campà tutti quanti!

Siamo tutti coinvolti, tutti colpevoli.
È la modernità liquida di Bauman? No, è la solita cacca solida !

lunedì 16 aprile 2012

Rĕcensĕo, rĕcenses, recensui, recensum, rĕcensēre (Aprile 2011)

La luce è la certezza dell’ombra / l’ombra è l’illusione della luce*

Caltagirone, che nella geologica plasticità dei suoi calanchi e nell’elaborazione materica della creta, trova le origini della sua storia naturale e culturale, ha accolto al MACC, Museo d’Arte Contemporanea di Caltagirone, i segni del passaggio di due artisti che, attraverso vari codici, grafie e fotografie, orme e forme, facce e tracce, hanno indagato, in un viaggio affascinante e insidioso, il territorio liminale, che sta oltre la certezza, oltre l’illusione.
“La Certezza dell’Ombra”, il progetto della franco-canadese Kali Jones e del siciliano Maurizio Ruggiano, a cura di Giulia Ingarao, è un video-itinerario girato in Sicilia, dove Adonis, il grande poeta siriano che vive e lavora a Parigi, da novello Odisseo, attraversa luoghi cruciali come l'Orecchio di Dionisio a Siracusa e il Cretto di Burri a Gibellina, conducendo a un progetto che è una trama sonoro-visiva, un esperimento di polisensorialità che, tra eventi espositivi e eventi performativi, lascia la sua “impronta” in diversi spazi dell’isola.
L'evento nasce dalla cooperazione tra varie istituzioni siciliane pubbliche e private (Centro d’Arte Piana dei Colli Villa Alliata Cardillo di Palermo; MACC – Museo d’Arte Contemporanea di Caltagirone; Comune di Caltagirone – “Premio Nazionale di Poesia Maria Marino”; Fondazione Orestiadi di Gibellina; Centre culturel français de Palerme et de Sicile, etc.) ed è diviso per il momento in tre tappe: Palermo, Gibellina, Caltagirone. Al MACC, lo scorso 5 Marzo, Adonis ha inaugurato la Sezione di Caltagirone, curata da Domenico Amoroso, consistente nella video proiezione, in fotografie e lavori pittorici inediti di Jones e Ruggiani ispirati alla sua poesia.



*ADONIS, Celebrazione delle cose oscure e chiare, in G. INGARAO (a cura di), La Certezza dell’ombra, Gruppo Editoriale Kalós, Palermo 2011, p. 116

venerdì 13 aprile 2012

Viva viva gli scienziati II: la mia amica del cuore


Oggi mi sono punita, rinunciando alla mia tanto amata lezione di lingua spagnola, mangiandomi quel millimetro di unghie che mi era rimasto e pulendo tutti i carciofi di Ramacca (ora le mie mani nere e ruvide somigliano a quelle della moglie del fattore).
Mi sono punita perché oggi piove di una pioggia che non è quella che piace a noi, cara amica mia, e io ho la testa piena di nuvole scure; però le tue parole notturne soffiano un bel venticello su di esse, come allora - come sempre - anche ora che la tua tastiera non ha più le "a", le "i", le "o" e le "u" con l’accento grave, le "e" con l’accento acuto, e che continui a vedermi "con gli occhi dell'amore".

Tempo fa scrivevo, e pure tanto.
Poi ad un certo punto ho smesso.
La mia amica non dormiva piu' in stanza con me e anche la chitarra si è ricoperta di polvere.
C'era il dottorato, gli articoli da scrivere ed una carriera al galoppo.
Oggi anche questa carriera mi sembra mille miglia lontana.
Ho uno stipendio e sono precaria, ma all'estero.
Essere precaria all'estero è tutta un'altra cosa: diciamo che è di tendenza e fa un po' figo.
Poi se parli l'inglese come un madre lingua la gente ti guarda con ammirazione.
Questa deve essere brava.. pensano.
"Hai fatto bene ad andartene.." ti dicono. Seduti dalla loro seggiola illuminata dal sole siciliano.
Di solito quando si pensa ad aprire un ristorante è perchè si è insoddisfatti nel lavoro.
O si ha la "paura da prestazione" (non ci riesco, pertanto mollo che è piu' facile) e se ne ha "l'ansia" (ci posso riuscire forse, ma non sono abbastanza brava e comunque ho altre priorità).
Oggi a 32 anni quasi compiuti guardo i bimbi e devo scegliere. So bene che la carriera da ricercatrice e la carriera da mamma cozzano. Almeno per me, perchè conosco i miei limiti.
Poi penso alla mia amica, quella che mi sta ispirando a scrivere questa mail lottando contro i miei occhi pieni di sonno. Dopo che chattiamo do' un'occhiata su Jobs.ch, magari oggi è il mio giorno fortunato e le trovo un lavoro. A lei ed al suo fidanzato, che sono due geni della letteratura italiana e della musica classica...
La mia amica deve essere proprio in gamba. Quando penso a lei mi vien voglia di scrivere, di suonare e di imparare di piu'. Sono poche le persone che ti ispirano certe cose, a meno che tu non le abbia conosciute sui libri o in Tv (forse su Rai 3 soltanto).
Alla mia amica questa mail non servirà a molto, perchè ha deciso che non ci crede piu’.
Come biasimarla! Come dirle: "Ma noi dai! Stai tranquilla che una soluzione si trova..". Agirei come quella persona che dalla sua poltroncina illuminata dal sole siciliano mi dice che ho fatto bene ad andarmene all'estero. Eppure la mia amica dovrebbe essere orgogliosa di ispirarmi cosi' tanta eleganza d'animo. Perchè pensare a lei rende eleganti, altro che sapere l'inglese come un madre lingua.
La mia amica non ha studiato fisica. Io ho studiato fisica ed anche un po' di matematica. Matematicamente non ho mai conosciuto una persona come lei o come il suo fidanzato che sono rimasti disoccupati! Spero che questa mail le dia un po' di forza matematica, visto che ai sentimentali lei non ci crede piu'.
Al prossimo sorriso non telematico..

Notte Amica.

Ieri ho visto Gustav, in una città bella e umida, piena di furti legalizzati e vetri colorati che facevano pendant con il decorativismo del tuo artista preferito: mi sono persa negli occhi di Medusa, nell'espressione delle Giuditte, nell'abbraccio del fregio di Beethoven e ho spedito una cartolina nella casa di cartone, te la porterà il vento…